Agevolazioni prima casa anche solo per un coniuge

A chiarire che l’agevolazione prima casa, che contempla anche il pagamento dell’imposta di registro in misura ridotta rispetto alla tariffa ordinaria, spetta anche se solo uno dei due coniugi fissa la residenza nella casa acquistata in regime di comunione e destinata ad abitazione familiare è la sentenza n. 11225/2020 della Cassazione. L’occasione è ottima per rammentare brevemente quali sono le condizioni per beneficiare della agevolazione prima casa e comprendere al meglio il contenuto della sentenza degli Ermellini.

Quali sono le agevolazioni fiscali prima casa

Le agevolazioni previste per chi acquista la prima casa sono le seguenti:

  • imposta di registro nella misura ridotta del 2%;
  • imposta ipotecaria e catastale fisse nella misura di 50 euro ciascuna;
  • per le vendite soggette ad Iva, imposta di registro, ipotecaria catastale sono dovute nella misura fissa di 200 euro ciascuna e l’Iva è applicata nella percentuale del 4% invece del 10%.

Immobili esclusi dalle agevolazioni prima casa

Le agevolazioni prima casa non sono previste per chi acquista case e appartamenti di un certo valore e pregio. Non rientrano infatti nel campo applicativo di questi benefici gli immobili che appartengono alle seguenti categorie catastali:

  • A/1 (abitazioni di tipo signorile);
  • A/8 (abitazioni in ville);
  • A/9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici).

Condizioni per godere delle agevolazioni

Le agevolazioni spettano a chi acquista la prima casa e in alternativa:

  • fissa la propria residenza nel Comune in cui si trova l’immobile;
  • si impegna a trasferire la residenza nel Comune in cui è sita l’abitazione entro 18 mesi dall’acquisto;
  • svolge la propria attività lavorativa nel suddetto Comune.

Le agevolazioni si applicano anche a chi ha già acquistato una prima casa e ne acquista una seconda, a condizione la prima venga venduta entro un anno dal nuovo acquisto. Chi non rispetta questa regola non solo perde le agevolazioni acquisite, ma paga imposte superiori e interessi e una sanzione del 30%.

Chi decide invece di vendere la prima casa acquistata beneficiando delle agevolazioni e nel termine di un anno ne acquista un’altra in presenza dei requisiti che gli consentono di usufruirne nuovamente, ha diritto a un credito d’imposta il cui importo coincide con la somma pagata per l’imposta di registro o per l’Iva agevolata.

Per beneficiare delle agevolazioni rileva la destinazione a casa familiare

Dopo questo sintetico riepilogo sulle agevolazioni e sulle condizioni richieste per averne diritto, vediamo cosa dice la sentenza n. 11225/2020 della Cassazione.

La controversia giudiziale nasce perché l’Agenzia delle Entrare, revocando il beneficio prima casa, chiede a un contribuente il pagamento per intero dell’imposta di registro, accordando l’agevolazione nella misura del 50% solo alla moglie che, in regime di comunione, ha acquistato con il marito l’immobile fissandovi la propria residenza. L’Agenzia non ha riconosciuto al marito il beneficio dell’imposta di registro ridotta perché, trascorsi 18 mesi dall’acquisto, non aveva ancora trasferito la residenza nel nuovo immobile. Il coniuge però ritiene di avere ragione a pretendere anche per sé l’agevolazione della prima casa. A rilevare a tal fine infatti, secondo lui, è che l’immobile sia adibito a residenza familiare. Tesi condivisa pienamente dalla Corte di Cassazione che ha avuto così modo di chiarire che per fruire dei benefici di prima casa “il requisito della residenza nel Comune in cui è ubicato l’immobile va riferito alla famiglia, con la conseguenza che, in caso di comunione legale tra i coniugi, quel che rileva è che il cespite acquistato sia destinato a residenza familiare, mentre non assume rilievo in senso contrario che uno dei coniugi non abbia la residenza anagrafica in tale Comune.

Articolo tratto da: https://blog.casa.it/2020/06/22/agevolazioni-casa-un-coniuge-sposta-residenza/